CAPODANNO

I grilli sulla neve
con la voce del Liga a supportare
il tempo surreale che squama spazio
in curve lente senza destinazione
in questa notte di sorpasso e brindisi
pesata in piume sulla Luna

la mezzanotte è andata
con sfondo cielo a fuochi d’oro
leggero il passo di Cenerentola
- lasciate le scarpette nelle favole –
diventata da adulta un Samurai
con la sua Terra dentro una lanterna
ed una spada pronta per adesso e poi.



Un attimo di sbandamento
dentro quel cerchio al sole
di passi lenti chiacchiere e saluti
- la sicurezza pesa quando non lo è
quando lo spillo è chiedersi da sola -

guardo l'albero in fondo,indiscutibile,
nel tondo c'era una punta
e mi dico che è lui

per non morire in piazza di mattina
con gli stivali chiari e di febbraio.

GEISHA


Riflesso rosso di una geisha
tagliata a pezzi da una tapparella
dalla promessa agli dei incisa a fuoco
- riverbero di notte che si finge giorno -
dovuto l'abito e la leggerezza
quel poco di cipria da confondere
quel tanto di silenzio sugli squarci
quel passo rapido di chi è nato dopo

a cercare l'oceano
per imparare ad esserlo.


Hakuna Matata
le caviglie del vento sopra al sole
maglione azzurro oggi per ragguagli
mentre mi guardi nel rispondere
e la poltrona è scomoda

Hakuna Matata
ora è questa vita
per fortuna un parcheggio
e da lì avere gambe

Hakuna Matata
si può ancora scegliere
tra le infinite cose sotto gli occhi
e se Dio c'è che mi sorvegli
quando il pensiero è sempre quello
e se non c'è, ci sia raccolto buono

Hakuna Matata
che la mia mente vesta abiti chiari.

 

Calma assolata priva di penitenza
il buio copre e schiude
l'oceano di non solo acqua

trovarsi in mezzo all'orizzonte
sopra una sedia a dondolo di piume di camelia
tritate le domande e le risposte
- farina e lievito -
per i biscotti da dessert.

Preme la vita
in stagioni d'orgoglio e mezzo punto
straripa da bacini a raggio stretto
chiedendo di volare mentre vola
- campi di sabbia o neve-
non c'è attesa

sopra una sedia bianca
guardo il Destino
in camicia di lino e dopobarba
che mi invita a ballare.

Sapevi del grano d'Odissea
di palazzi sui fiumi placidi di Giove
le dita in pianoforte sussurrato
io a seguire perchè l'accordo non mi riesce

disegnavo così i miei narcisi
sopra scudo e visiera
tra le tue rose di maggio mai appassite
che sentono di sé tranne le spine.



Con sembianze di Matrix in mezzo ai pini
di quel tempo sciolto come zucchero
camminare sui muri è la salvezza
e saltare avvitata come un'ala persa
sopra il rintocco delle facce di ieri
nude e senza maschera

l'apoteosi verrà
di giorno in giorno
bevendo una tazza di caffè
come se fosse la nuova stella
e come è.

Vorrei spararmi
una bolla di sapone
in mezzo al troppo bianco che io devo
vorrei impunture di Chinotto e paglia
di fragole e betulle
di reti rosse di tramonto

vorrei una bolla
inconsapevole
sopra i polmoni del bamboo
sulle tastiere a dita firmamento
che sapesse del cerchio e del profumo

e mi portasse riso soffiato nella mente.

Di come il vuoto sia pieno
di lapidi e kermesse
di gocce andate sopra la pietra
senza bucare mai
nessuna lacrima

in acqua fiorita immergersi
nel solo lungo giorno
che abbiamo
diamo
siamo.

Il silenzio buono della pioggia
nei capelli bagnati una preghiera
con lo sguardo alto a trascinare il cuore

che lieve sia il profumo di terra
che sia l'amore la radice
per chiederne di più
e di più averne.


Piccolo regno è il cerchio attorno
con rugiada e torrenti per echi di rimando
con lampada soffusa di orchidee
quando ricordi che hai imparato a danzare
- principe o principessa -
creatore di raggio e ipotenusa.

Piccolo regno
piccola fetta con le fragole
di una torta di oceani troppo grandi da guadare

piccolo regno
con briciole di lavanda nei cassetti
e una corona in testa

di pura stagnola tutta d'oro.

In questo spazio intraprendente
-blu anche se è giornata a picco-
il fermaglio di luna suggerisce
d'essere pescatore d'orizzonte

per sorprendersi dell'erba
della quercia
e del broccato.